Scott Scale : recensione dopo oltre 5.000 km

Scott Scale : recensione dopo oltre 5.000 km

Oltre Un anno con la Scott Scale, e diverse gare .

Un anno fa ho deciso che era arrivato il momento di comprare una nuova hardtail. Cercavo una bici senza troppi fronzoli: veloce, scattante, semplice e soprattutto con poca manutenzione.

La scelta è ricaduta sulla Scott Scale 940.

A dire il vero, della 940 mi interessava soprattutto il telaio. La configurazione originale non mi convinceva particolarmente, ma il prezzo era davvero interessante: 1.300 € da nuova.

La bici arrivava con una RockShox Judy, cambio SRAM NX, freni Shimano MT500 e una componentistica che, per quella fascia di prezzo, era comunque valida. Nel mio caso, però, era destinata a essere smontata quasi completamente.

Ed è così che è iniziata la mia scalata verso la Super Scale.

La trasformazione della Scott Scale 940

La prima modifica è stata la forcella.

Ho montato subito la Fox 32 Rhythm che avevo sulla mia precedente front. È una forcella che utilizzo ancora oggi. Non è certamente una forcella da gara ai massimi livelli e nei single track più impegnativi mostra i suoi limiti, ma la considero robusta e affidabile. Sulla Scale non dà mai la sensazione di essere fuori posto.

Successivamente ho iniziato a sostituire praticamente tutta la componentistica.

Ho montato:

  • cambio elettronico SRAM GX AXS
  • reggisella telescopico TranzX
  • ruote in carbonio
  • freni Shimano XT M8100
  • pneumatici più orientati alle mie esigenze

Alla fine, della configurazione originale ho mantenuto praticamente soltanto il telaio e l’attacco manubrio.

Il risultato è una Scale completamente diversa da quella uscita dal negozio.

Ma dopo oltre 5.000 km, come va davvero?

Questa è la domanda più importante.

Dopo più di 5.000 km, posso dire che la caratteristica che amo maggiormente della Scott Scale è senza dubbio il suo comportamento in salita.

In salita è un missile

La Scale in salita è semplicemente fantastica.

La sensazione è quasi quella di non essere su una MTB, soprattutto quando il terreno permette di mantenere una buona velocità.

In estate, con le ruote in carbonio da circa 1.400 g la coppia e le Maxxis Aspen, diventa davvero un piacere sentirla scorrere.

La bici è leggera, reattiva e soprattutto molto manovrabile.

C’è una frase che mi capita spesso di usare quando la guido:

“La metto dove voglio.”

Ed è proprio questa la sensazione che trasmette. Anche sullo sterrato tecnico in salita è molto facile cambiare traiettoria, correggere la linea e passare esattamente dove si vuole.

La Scale è una bici che risponde immediatamente ai comandi.

E in discesa?

Qui bisogna essere onesti: è una front.

E questo cambia completamente il discorso.

La Scale è sicuramente divertente anche in discesa, ma non è una bici nata per affrontare i percorsi più sporchi e tecnici alla ricerca del massimo controllo.

Nei single track più impegnativi sento che potrebbe beneficiare parecchio di una forcella da 110 mm. È una modifica che mi piacerebbe provare, soprattutto considerando che sulle hardtail XC più moderne questa soluzione è ormai sempre più diffusa.

Con la configurazione attuale, nei drop, nei salti affrontati velocemente e nei passaggi più sconnessi si sente maggiormente il limite della configurazione front.

Ma è importante ricordare una cosa: non è necessariamente un difetto della Scale.

È semplicemente il comportamento naturale di una hardtail XC.

Quando la guida diventa molto aggressiva e “sporca”, una full suspension permette di mantenere maggiore controllo e velocità.

La Scale, invece, dà il meglio quando si guida in maniera precisa e pulita.

Maneggevolezza: il suo vero punto di forza

Se in salita la Scale mi conquista per la velocità, quello che apprezzo maggiormente in generale è la sua reattività.

È una bici molto maneggevole.

Sul terreno misto e sui sentieri stretti basta poco per cambiare direzione. Non dà mai la sensazione di essere ingombrante o difficile da gestire.

Questo aspetto, soprattutto nelle marathon, secondo me è molto importante.

Quando dopo diverse ore di gara sei stanco, avere una bici che risponde immediatamente ai tuoi movimenti può fare una grande differenza.

Il comfort: qui si paga il vantaggio della front

Il comfort è probabilmente il compromesso più evidente.

Una front ti fa risparmiare in salita…

ma te lo restituisce con gli interessi in discesa.

I colpi e le vibrazioni arrivano maggiormente al corpo e, soprattutto nelle uscite lunghe, la differenza rispetto a una full suspension si sente.

Detto questo, devo riconoscere che Scott ha lavorato bene sulla zona centrale del telaio.

Per essere una hardtail, la Scale riesce a smorzare abbastanza bene le vibrazioni e non la trovo particolarmente scomoda.

E nelle uscite lunghe c’è un altro aspetto che per me compensa molto questo limite: il peso.

Dopo diverse ore in sella, avere una bici leggera e reattiva si fa sentire.

Per questo, quando devo affrontare una marathon non troppo tecnica, la Scale rimane una delle mie prime scelte.

Cosa migliorerei?

Se dovessi intervenire oggi sulla mia Scale, la prima cosa che proverei sarebbe proprio la forcella.

Mi piacerebbe montare una 110 mm e riportarla sui miei percorsi tecnici più impegnativi.

Sono curioso di capire quanto cambierebbe il comportamento della bici nei single track, nei drop e nelle discese più veloci.

Non sono sicuro che diventerebbe una bici completamente diversa, ma credo che potrebbe essere un upgrade interessante per ampliare leggermente il suo campo di utilizzo senza snaturarne la filosofia.

Per chi consiglio la Scott Scale?

La consiglierei soprattutto a chi è fanatico del peso e cerca una bici estremamente reattiva.

La Scale permette di raggiungere pesi molto interessanti e, soprattutto, lascia ancora margine per ulteriori alleggerimenti.

È una bici che dà immediatamente la sensazione di essere un fulmine quando la strada sale.

La vedo particolarmente bene per chi affronta:

  • gare XC
  • marathon
  • lunghe uscite su sterrato
  • percorsi dove salita e pianura hanno un ruolo importante
  • percorsi tecnici, ma non estremamente aggressivi

Se invece il vostro obiettivo principale è affrontare discese molto tecniche, salti e trail aggressivi, probabilmente una full suspension sarebbe una scelta più indicata.

Dopo 5.000 km la ricomprerei?

Assolutamente sì.

La cosa forse più significativa è proprio questa: dopo oltre 5.000 km non sento il bisogno di cambiarla con un’altra hardtail.

È una bici che conosco bene, so esattamente cosa può fare e quali sono i suoi limiti.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più belli di una bici: quando smetti di pensare alla bicicletta e inizi semplicemente a concentrarti sul percorso.

Oggi il mercato sembra puntare sempre di più sulle full suspension, mentre le hardtail sono diventate meno centrali nelle gamme dei produttori.

Ma la Scott Scale mi ha dimostrato che una buona hardtail ha ancora perfettamente senso.

È leggera, semplice, reattiva e richiede relativamente poca manutenzione.

E soprattutto, quando la strada sale, è un vero piacere da guidare.

Il mio verdetto

Scott Scale : 8,5/10

Punti forti: peso, reattività, salita, maneggevolezza, semplicità e possibilità di personalizzazione.

Punti deboli: comfort e controllo nei tratti molto tecnici rispetto a una full suspension.

Dopo oltre 5.000 km, la mia Scott Scale continua a essere una bici che sceglierei volentieri per una marathon o per una lunga uscita.

Spero che questa recensione possa essere utile a chi sta pensando di acquistare una Scale o, più semplicemente, è indeciso se scegliere una hardtail o una full suspension.

Un saluto e… buone pedalate!